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Introduzione
In Italia il fumo è donna! Ben 4 milioni di
donne fumano (il 21%). Nel nostro Paese il numero
dei fumatori maschi è in calo mentre le donne
che fumano sono sempre di più: di conseguenza
negli uomini c'è una riduzione del 15% del
tumore ai polmoni, mentre nelle donne questo cancro
è aumentato di ben il 30% negli ultimi anni.
In particolare:
- è sempre più precoce l'età
di inizio (11-12 anni);
- è in forte aumento il fumo nelle ragazze:
con un incremento del 70%, mentre è del 33%
nei maschi;
- le ragazze iniziano prima dei coetanei maschi (in
maggioranza prima dei 16 anni), fumano più
sigarette e più forti;
- purtroppo la cultura in questo caso non è
affatto un deterrente: sono proprio le ragazze e le
donne più istruite a fumare di più!
Eppure smettere potrebbe portare
notevoli vantaggi specifici per il sesso femminile.
Esiste una "dipendenza"
da fumo?
Sì, il fumo è una vera e propria dipendenza.
Il "bisogno di nicotina" tipico del fumatore
risponde a tutti i criteri che, secondo il Manuale
Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM),
qualificano una dipendenza:
1) tolleranza;
2) dipendenza;
3) crisi di astinenza;
4) uso superiore a quello programmato;
5) persistente desiderio di smettere;
6) grande quantità di tempo utilizzata a fumare;
7) attività ridotte a causa del fumo;
8) continuo utilizzo nonostante problemi fisici o
psicologici con la sostanza.
Quali sono i danni per la
salute riproduttiva?
Il fumo è dannoso:
1) per la fertilità:
- riduce la probabilità di concepimento per
un danno tossico diretto sull'ovaio;
- riduce la probabilità di successo della fecondazione
assistita: l'effetto del fumo sulla percentuale di
nati vivi da fecondazione assistita è così
drammatico che equivale all'effetto negativo di un
aumento di età femminile di 10 anni rispetto
all'indice di fertilità che si ha verso i 20-30
(1);
- aumenta il rischio di aborto;
- aumenta il rischio di malformazioni fetali;
- altera il decorso della gravidanza, aumentando la
probabilità di insufficienza placentare e di
parto prematuro, nonché di insufficiente accrescimento
fetale per tossicità diretta sui vasi placentari;
- è tossico per il bambino, per il quale costituisce
un vero e proprio "abuso" in utero;
2) per la salute dell'ovaio: può anticipare
la menopausa di circa due anni. Considerando che l'1%
delle donne ha la menopausa spontanea (Premature Ovarian
Failure, POF) prima dei 40 anni, e che il 25% delle
donne che si rivolgono ai centri della menopausa l'ha
avuta tra i 40 e i 45 anni (il 15% spontanea, il 10%
provocata da ovariectomia bilaterale), è saggio
non fumare per non aumentare il rischio di un prematuro
esaurimento dell'ovaio. La menopausa precoce comporta
un'accelerazione di tutti i processi di invecchiamento:
della pelle, del cuore, del cervello, dei vasi sanguigni,
dell'apparato urogenitale, con appannamento anticipato
anche della sessualità. Perché rischiare?
Inoltre il fumo peggiora anche la frequenza e la gravità
delle vampate di calore, come è stato recentemente
dimostrato.
Il fumo è dannoso
anche per i figli?
Sì, ben oltre il danno in utero:
- aumenta di ben 6 volte la probabilità di
"morti improvvise in culla" ("morti
bianche") nei primi mesi di vita, quando i genitori
fumano;
- agisce negativamente sul fronte fisico, aumentando
il rischio di asma allergico (cui sono più
vulnerabili i bambini maschi) (3), otiti e bronchiti
recidivanti;
- aumenta inoltre significativamente il rischio che
il figlio stesso diventi un fumatore: se è
la mamma che fuma, la probabilità che il figlio
diventi fumatore aumenta di 5 volte rispetto al figlio
della non fumatrice. Sale a 8 volte di più
se entrambi i genitori fumano!
- uno studi recentissimo indica che i figli di madri
che fumano hanno anche un rischio aumentato del 24%
(OR=1.24) di avere un tumore cerebrale.
Il fumo provoca solo il cancro
al polmone?
No: aumenta anzi il rischio di cancro anche in altri
organi, perché gli idrocarburi policiclici, che
sono le sostanze cancerogene prodotte dalla combustione
del tabacco, e gli altri 50 cancerogeni ad essi associati,
entrano nel circolo sanguigno e raggiungono tutti i
tessuti. Ecco perché le fumatrici hanno anche
più cancri al seno, al collo dell'utero (in cui
il fumo potenzia l'azione cancerogena dei papillomavirus
contratti attraverso i rapporti) e alla vescica (perché
le sostanze cancerogene vengono poi escrete dal rene
e si concentrano in vescica specie durante la notte,
quando le urine sono più concentrate)
Il fumo incide anche sulla
sessualità: come e cosa si può fare
per contrastare gli effetti più negativi?
La prevenzione migliore è non fumare! Gli effetti
più negativi si esercitano a livello vascolare:
negli uomini il fumo è il più forte
fattore predittivo di difficoltà di erezione
da danno vascolare. E' plausibile che nella donna
il fumo cronico causi danno vascolare con difficoltà
di eccitazione genitale (e quindi secchezza vaginale,
dolore ai rapporti e difficoltà orgasmiche),
ma per il momento ci sono solo evidenze preliminari.
Esistono studi sugli animali che dimostrano uno specifico
danno della lubrificazione vaginale quando le arterie
sono lese del fumo.
Nicotina e bellezza: come
si trasforma la pelle delle fumatrici?
La nicotina e gli altri fattori tossici contenuti
nei prodotti della combustione del tabacco (oltre
50 principi tossici!) agiscono sulla pelle in modo
complesso: riducono l'ossigenazione della cute, per
il danno vascolare che provocano, causando il colore
"grigiastro" tipico dei forti fumatori;
riducono la produzione di collagene, elastina e mucopolisaccaridi
da parte dei fibroblasti, riducendo quindi il turgore
e l'elasticità della cute stessa; aumentano
la vulnerabilità ai danni da raggi ultravioletti.
Una
delle resistenze a smettere di fumare è che
si ingrassa: è vero? E che cosa si può
fare per evitarlo?
Sì, una parte dei fumatori aumenta di peso
quando tenta di smettere: sono i soggetti che compensano
la liturgia "orale" del fumo - che ha un
effetto ansiolitico - con il cibo. Sono a rischio
anche i soggetti che più o meno consapevolmente
usano il fumo come "autoterapia" anti-fame.
Per evitare l'aumento di peso sono fondamentali: il
movimento fisico quotidiano (sia perché brucia
calorie, sia e soprattutto perché scarica le
tensioni che altrimenti si cerca di attenuare fumando
la sigaretta), una dieta appropriata ed eventualmente
il bupropione (che agisce come antidepressivo ma aiuta
anche a disintossicarsi dal fumo).
Fumo, cuore e pillola: come
interagiscono?
La pillola non aumenta il rischio di infarto se non
marginalmente (1.1 volte). Il fumo - da solo - aumenta
invece il rischio di infarto di ben 8.9 volte, rispetto
alla non fumatrice. E se la donna, oltre a fumare,
assume anche la pillola, il rischio aumenta di 30
volte!
Il rischio di ictus aumenta invece da 3,6 a 7,2 volte
nelle donne fumatrici che assumano la pillola.
Il fumo aumenta infine di 8 volte il rischio di trombosi
in una donna che prenda la pillola, rispetto alla
donna che non fuma.
Che differenza di rischio
c'è se si fumano solo poche sigarette al giorno?
Le sigarette light fanno meno male?
Il rischio è proporzionale al dosaggio: non
esiste quindi una "dose sicura". I dati
sulle light non sono conclusivi per una reale maggiore
innocuità.
Quali sono i consigli del
ginecologo sui metodi più efficaci per smettere
di fumare?
I metodi antifumo che hanno dimostrato di funzionare
sono:
- terapia farmacologica con bupropione (Ziban): un
antidepressivo che ha anche il pregio di rispettare
il desiderio e la sessualità;
- terapia nicotinica sostitutiva (TNS), con cerotti
che aiutano a ridurre gradualmente la dipendenza fisica,
allentando anche in parallelo il bisogno della "liturgia"
comportamentale (prendere la sigaretta, guardarla,
accenderla, spegnere il cerino, aspirare, contemplare
il fumo, restare soprappensiero, eliminare la cenere,
spegnere il mozzicone, eccetera);
- terapia combinata (farmacologica con il bupropione
e nicotinica sostitutiva);
- terapia con clonidina, un vecchio antidepressivo
che ha dimostrato di facilitare la disassuefazione
dal fumo;
- training medici/infermieri: se ogni medico o infermiere
parlasse chiaramente con ogni paziente fumatore, spiegando
i molteplici problemi di salute causati dal fumo,
il numero dei fumatori si dimezzerebbe;
- terapia comportamentale di gruppo: aiuta efficacemente
chi abbia deciso di fumare, sfruttando i principi
del self-help corale;
- interventi sulla comunità: come la legge
antifumo ha dimostrato, le misure - anche punitive
- possono essere efficaci, sia nel proteggere i non
fumatori dai danni del fumo passivo, sia nel ridurre
di fatto anche il numero dei fumatori attivi;
- interventi sul posto di lavoro;
- programmi personalizzati di terapia.
Non c'è invece un'evidenza scientifica conclusiva
sull'efficacia di agopuntura, ipnosi, tecniche comportamentali
di avversione al fumo, counseling telefonico o ansiolitici.
Conclusioni
Eliminare il fumo dalla vita delle donne significa
superare anche l'idea che parità, o emancipazione,
significhi imitare l'autodistruttività che
percorre il mondo di molti uomini. E poi, come dice
Lorenzo Spaggiari, brillante chirurgo, Direttore della
Divisione di Chirurgia Toracica dell'Istituto Europeo
di Oncologia: "Chi fuma non è più
bello, più intelligente o più trendy.
E' solo più malato
".
Tratto da "www..alessandragraziottin.it"
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