
Quella delle autoambulanze è una storia bellissima,
assolutamente sconosciuta nel mondo delle quattro ruote.
Esiste perfino un museo storico dedicato a questi mezzi
di soccorso (si trova in località "Fattoria
del Parugiano", loc. Bagnolo di Montemurlo - "uscita
autostrada Prato ovest della Firenze - Mare" -
per informazioni e appuntamenti rivolgersi a: Pasquini
Mauro tel. 0330-730950).
Tutto, comunque, inizia ben prima dellarrivo dellautomobile.
Addirittura nel 13° secolo, quando l'Arciconfraternita
della Misericordia di Firenze, costituì la prima
istituzione di soccorso organizzato, di ispirazione
cristiana, per cui la cura ed il soccorso agli ammalati
erano visti come opera di carità. Era infatti
personale religioso ad occuparsi degli sfortunati che
si trovavano nei lazzaretti ed ospedali dell'epoca.
Un altro merito da attribuire alla Misericordia fu proprio
quello di utilizzare personale laico e volontario per
i suoi servizi di soccorso. L'espletamento del servizio
prevedeva l'anonimato del soccorritore che infatti indossava
un cappuccio (detto buffa). Il primo strumento che si
conosce adibito a trasporto di malati fu la zana, specie
di gerla dentro la quale si metteva l'infortunato e
veniva poi trasportata a spalla. Negli anni successivi
fu utilizzato il cataletto a mano che poteva essere
usato fino a tre miglia dalla città di Firenze,
anche se ben presto, nacquero altre Misericordie che
svolgevano servizio in tantissime località della
Toscana.
Và detto però che fino al 1700, il sistema
del cataletto fu il più diffuso per il trasporto
di ammalati in tutto il mondo.
Consisteva di due semplici pertiche, da sollevare a
braccia. L'ammalato veniva adagiato disteso dentro una
sorta di cassone, oppure semi seduto su una portantina.
In entrambi i casi si collegavano le pertiche per il
trasporto.
"A" come Ambulanza
Per quanto riguarda il termine ambulanza, derivante
dal latino ambulare, nella seconda metà del
1400, Isabella di Spagna istituì per il suo
esercito delle formazioni sanitarie mobili, al seguito
dei combattenti, chiamate "ambulancias".
Il termine continuo' ad avere questo utilizzo fino
alla fine del 1700, specie presso le truppe francesi
ove vennero istituiti gli ospedali ambulanti per l'esercito.
Fu Ambroise Pare' (1510-1590), un chirurgo militare
francese, il primo ad organizzare i soccorsi già
durante la battaglia. Lo si potrebbe considerare il
promotore del primo soccorso: sostenitore della sutura
delle ferite, effettuava spesso amputazioni e la legatura
dei vasi arteriosi sanguinanti già sul margine
del campo di battaglia.
L'ambulanza volante di Larrey
Erede di Pare', e da tutti considerato il padre del
moderno concetto di ambulanza fu il barone Dominique
Jean Larrey (1766-1842), chirurgo capo della Grande
Armée di Napoleone Bonaparte. Il Larrey, fin
dalle sue prime esperienze sul campo di battaglia
nel 1792 iniziò a progettare la sua "ambulanza
volante". Chiamata cosi' in quanto veniva schierata
come l'artiglieria volante; fu il primo mezzo adibito
al trasporto dei feriti, con criteri di costruzione
che prevedevano un sistema ammortizzante e condizioni
igieniche garantite dal ricambio d'aria. Vennero costruiti
due carri distinti, uno a due ruote provvedeva al
trasporto di due feriti ed era utilizzato su terreni
pianeggianti, il secondo aveva quattro ruote e trasportava,
seppure un po' scomodi, fino a 4 feriti distesi.
La grande innovazione del Larrey fu quella di aver
progettato dei carri costruiti specificatamente per
trasportare feriti. Inoltre egli intuì che
un intervento rapido avrebbe consentito di salvare
piu' vite senza attendere la fine della battaglia
per recuperare i superstiti come avveniva solitamente
a quel tempo.
Il sistema di soccorso dei francesi fu completato
da Percy, collega di Larrey, che ideo' un carro chiamato
wurst con il quel i chirurghi seguivano le ambulanze.
Vennero inoltre creati corpi di barellieri ed infermieri
assegnati alle "ambulanze volanti". Il sistema
fu messo a punto e presentato a Napoleone ed al suo
Stato Maggiore nel 1797 a Udine, al termine della
Campagna d'Italia.
I metodi di soccorso e le modalità per il trasporto
stabiliti dal Larrey son ancora oggi attuali. Sempre
grazie al Larrey, si svilupparono negli anni seguenti
sistemi di trasporto sulla soma di animali, mantenendo
pero' le caratteristiche fondamentali dei primi tempi
e migliorando man mano quelle che erano le condizioni
dei trasportati, anche adattandosi alle diverse caratteristiche
del terreno ove avveniva il soccorso.
In questo senso positiva fu l'opera degli inglesi
che, dovendo amministrare numerose colonie, svilupparono
sistemi di soccorso su terreni di ogni tipo utilizzando
ora il mulo ora il dromedario.
Spinta decisiva: la medicina militare
Anche nel 19o secolo lo sviluppo dei carri ambulanza
fu dettato, come nelle epoche precedenti, dalle esigenze
militari che richiedevano mezzi che consentissero
il trasporto di un piu' alto numero di feriti, del
materiale necessario e dei soccorritori. In Italia,
nel 1831, con la creazione dei Corpi di Sanità
regolari del regno di Sardegna il termine ambulanza
indicava sia le formazioni militari che i carri per
i feriti che ne facevano parte.
I carri ambulanza, sempre più grandi e pesanti,
per altro si dimostrarono spesso inadatti all'utilizzo
su strade fangose o mal tracciate: e' il caso dell'ambulanza
britannica del Dr.Smith, utilizzata in patria ma del
tutto inadeguata alle necessita' della guerra di Crimea
(1854-1856).
E fu proprio durante questo conflitto che gran parte
delle nazioni partecipanti sviluppo' in maniera significativa
i propri sistemi di soccorso. Se da parte dei francesi
si trattò solo di perfezionare il vecchio sistema
delle ambulanze volanti, l'impero Britannico dovette
rivedere completamente i propri standard di raccolta
e trasporto dei feriti.
Meritoria fu in tal senso l'opera di Florence Nightingale
che mise in atto una vera e propria rivoluzione per
quanto riguardava il trattamento dei feriti che molto
spesso perivano colpiti da tifo e colera.
Quello che la Nightingale colse, al di la' dei grossi
meriti in campo assistenziale che la fanno considerare
la madre della moderna professione infermieristica,
si puo' facilmente riassumere con questa sua frase:
"un trasporto soddisfacente di ammalati e feriti
e' il primo requisito per salvare loro la vita."
Per quanto riguarda l'Impero Russo fu il chirurgo
Nikolai I Pirogoff ad istituire un servizio di soccorso
ed assistenza simile a quello della Nightingale.
Quest'ultima fu consultata anche dal governo unionista
americano di Washington durante la guerra di secessione
(1861-1865). In questo periodo si svilupparono anche
vari progetti per carri portaferiti specie per il
piu' ricco esercito nordista per il quale il Dr. Jonathan
Letterman si occupo' di dirigere l'organizzazione
dei soccorsi.
Le prime lettighe a ruote
A partire dal 1864, i Prussiani, in guerra con la
Danimarca, utilizzarono le lettighe a ruote, leggere
ed in grado di essere gestite anche da un solo soccorritore.
La normale barella, su cui si adagiava il ferito,
veniva poi posizionata su una struttura a ruote che
veniva trainata da un uomo o da un animale; talvolta
tale struttura era simile ad una carriola ed i sostegni
della barella erano piuttosto complessi. Quasi sempre
queste lettighe consentivano di coprire il volto del
paziente con appositi tendalini pieghevoli, mentre
per il comfort si utilizzavano sistemi basculanti.
La maggior parte delle lettighe avevano 2 ruote su
un singolo asse con la barella che poteva scivolare
sulla struttura portante ed essere assicurata. Altri
progetti prevedevano altre due piccole ruote poste
centralmente, una davanti e l'altra dietro l'asse,
per prevenire il ribaltamento della lettiga. In ambito
militare però si preferì continuare
ad usare i grandi carri, riservando le lettighe con
una barella ad un uso in ambito civile nelle poche
località servite.
Nuove Associazioni: la fine del 1800
Durante la terza guerra d'indipendenza (1866) si cominciarono
a diffondere in Italia carri ambulanza, grazie alla
progettazione del medico Agostino Bertani.
La sua ambulanza venne così definita all'epoca:
"E' essa un veicolo montato su quattro ruote
e sette molle. Riesce utilizzabile su qualsiasi strada
e ha una notevole capienza perché può
portare cinque feriti distesi su appositi lettini
e altri tre seduti davanti". Negli anni successivi
il perfezionamento dell'allestimento fu merito del
torinese Alessandro Locati che fra il 1870 e il 1880
avrebbe guadagnato fama anche oltre oceano affermandosi
ad esempio alla mostra di Filadelfia del 1876.
Del resto già alla fine della guerra di secessione
si formarono negli Stati Uniti dei sistemi organizzati
di soccorso in ambito civile e cittadino: a Cincinnati
nel 1865 era attivo un servizio di ambulanze. In Europa
nacque nel 1882 la St. Andrews Ambulance Association
che operava nell'intera Scozia e nel 1887 un colosso
come la St. John Ambulance Brigade, derivato dall'antico
ordine di S. Giovanni, divenne ben presto un cardine
per il soccorso extraospedaliero del Regno Unito e
in tutti i paesi del Commonwealth.
Nel 1881 a Vienna prese fuoco il Ringtheater causando
numerose vittime e feriti soprattutto per la mancanza
di soccorsi. A seguito di questo fatto, e con la spinta
decisiva del barone di Mundy, nacque l'Associazione
dei Volontari del Soccorso di Vienna. Nello stesso
anno, in Germania, Esmark, chirurgo di Kiel, fondò
l'Associazione dei Samaritani.
Nel 1889 H.L. Bischoffsheim fondò a Londra
l'Hospital Association Street Ambulance Service. Da
altrettante stazioni di polizia, 62 nuove lettighe
a ruote con altrettanti policemen di servizio provvedevano
al soccorso per tutta la città. Queste lettighe,
progettate dallo stesso Bischoffsheim, avevano un
design innovativo e prevedevano la posizione semi
seduta del trasportato.
Italia: le Pubbliche Assistenze
Come nel resto d'Europa, anche in Italia, la seconda
metà dell'800 vide il fiorire di nuove associazioni
di volontariato, laiche o religiose, nate dalla volontà
popolare di assicurarsi un soccorso garantito in ambito
soprattutto cittadino. Enti quali la Croce Bianca,
la Croce Verde e moltissime altre ancora crebbero
sostenute dalla benevolenza della cittadinanza e ben
presto divennero, assieme alle già citate Misericordie,
un insostituibile cardine del soccorso extra ospedaliero
italiano.
Erano nate le Pubbliche Assistenze. La necessità
di riunirsi, viste le comuni ispirazioni ed obiettivi
fece sì che al I° congresso nazionale,
tenutosi a La Spezia nel 1892, parteciparono ben 50
sodalizi.
Per quanto riguarda i carri ambulanza si impose una
certa tendenza alla costruzione di carri leggeri,
atti al trasporto di un unico infortunato in barella;
talvolta lo spazio interno consentiva anche ad un
soccorritore di stare accanto al trasportato, anche
se lo spirito era quello di correre il più
velocemente possibile verso l'ospedale in quanto le
possibilità assistenziali sul posto e durante
il trasporto erano alquanto limitate.
In alcune città si adottarono allestimenti
di barelle su biciclette o tandem per dare vita alle
ciclolettighe, diffuse allora e rimaste in uso fin
dopo la II° guerra mondiale. Queste avevano strutture
e progettazioni diverse che consentivano un utilizzo
diversificato a seconda delle zone. In alcune gradi
città, europee e non, si realizzarono allestimenti
su tram con ovvi limiti di circolazione ed intervento.
Dalla prima alla seconda guerra mondiale
La fine della guerra contribuì all'unione delle
forze per far fronte alla ricostruzione, come in Inghilterra
dove la British Red Cross Society e la Saint John
Ambulance formarono nel 1919 l'Home Ambulance Service,
primo esempio di soccorso civile diffuso a livello
nazionale e garantito dalla cooperazione di enti diversi.
Con la costruzione di grandi ospedali sorsero anche
servizi di ambulanze che si appoggiavano ad essi.
Intorno agli anni '20 si iniziò a privilegiare
l'automobile rispetto agli autocarri, dotata di una
sola barella centrale e con molto spazio interno con
maggiore luminosità.
I nuovi autoveicoli consentivano di avere tre attendenti
a bordo dei mezzi e le grandi ambulanze, sebbene arcaiche
dal punto di vista motoristico, avevano all'interno
una barella principale spesso sovrapposta da un'altra
ed il vano sanitario, chiuso o finestrato, cominciava
ad avere caratteristiche tutto sommato abbastanza
moderne. I parchi macchine dei vari enti vedevano
accanto alle nuove ambulanze i vecchi carri o addirittura
le lettighe di qualche decennio prima. Lo scoppio
della Seconda Guerra Mondiale vide un rapido sviluppo
degli automezzi, e di conseguenza, delle ambulanze.
Pur conservando la vecchia logica militare di avere
mezzi per il trasporto di più feriti, le parti
in guerra diedero grossa importanza al trattamento
precoce degli stessi. La Croce Rossa stabilì
radicalmente la sua autorità nel campo del
diritto internazionale con il trattamento anche dei
prigionieri di guerra e al termine del conflitto questo
ente si occupò anche del soccorso in ambito
civile.
Il dopoguerra
Le migliorie degli anni seguenti la guerra furono
soprattutto meccaniche, mentre le organizzazioni di
soccorso disponevano di ampi parchi macchine anche
perché si riconvertirono spesso le ambulanze
militari utilizzate nel conflitto appena concluso.
Si svilupparono i sistemi di segnalazione: ad esempio
negli Stati Uniti erano diffuse le sirene già
da un decennio mentre in quasi tutta Europa ed in
Italia le ambulanze si segnalavano con la croce che
si accendeva sul tetto. Dal 1959, in Italia inizio'
a comparire per obbligo di legge il lampeggiante blu;
le ambulanze venivano costruite su telai di automobili,
le dimensioni esterne erano ridotte e lo spazio interno
consentiva solo ad un attendente di sedere a fianco
del trasportato: la filosofia era sempre quella di
correre verso l'ospedale.
L'esperienza americana
La svolta avvenne alla metà degli anni '60
negli Stati Uniti. Le ambulanze erano anche l esclusivamente
dei mezzi che servivano a portare il paziente in posizione
orizzontale verso il più vicino ospedale accompagnato
dal personale più vario. I costruttori di ambulanze
erano gli stessi dei carri funebri nei quali venivano
convertiti i mezzi una volta raggiunte troppe miglia
di utilizzo.
Nel 1966 il Consiglio Nazionale di Ricerca dell'Accademia
Nazionale delle Scienze statunitense pubblicò
un'impressionante rapporto sulle morti evitabili causate
dalle carenze strutturali extra ospedaliere e dei
dipartimenti d'urgenza. Il governo federale ne prese
atto ed incaricò il Dipartimento dei Trasporti
di riordinare il soccorso territoriale. Già
nel 1968 venne istituito il 911 quale numero unico
per le chiamate d'emergenza. I vigili del fuoco divennero
parte integrante dei sistemi di soccorso unendo così
molto spesso le peculiarità tecniche a quelle
sanitarie. La normativa conosciuta come KKK (1974)
riordinò tutte le ambulanze degli USA, che
vennero suddivise in 3 tipi, a seconda della struttura
di costruzione.
La Star of Life fu utilizzata quale simbolo degli
EMS (Emergency Medical Service) e più tardi
divenne simbolo internazionale dell'emergenza. I mezzi
diventarono negli anni sempre più dei centri
mobili di rianimazione mentre si iniziavano a praticare
sul posto manovre di stabilizzazione e terapia precoce.
Nel 1981 Rick Kendrick, volontario californiano, ideò
il KED per il salvataggio di vittime incidentate.
La situazione italiana
In Italia negli anni '60 i furgoni costituivano la
base per la maggioranza delle ambulanze, rifacendosi
alla produzione di quegli anni. Il Fiat 1100 T era
forse il più diffuso, alternativa era la produzione
della Alfa Romeo con il noto "ROMEO" molto
utilizzato dall'esercito e dagli enti pubblici in
genere.
Gli interni erano semplici e spartani; le ambulanze
su telaio di automobile, con poco spazio ma più
veloci, erano più adatte a viaggi lunghi; la
barella era piuttosto pesante ed era necessario appoggiarla
su un carrello all'arrivo in ospedale.
Dall'inizio degli anni '70 il Fiat 238 si rivelerà
un'ottima ambulanza per quasi un ventennio sapendosi
adattare nel tempo a varie soluzioni anche di spazio
facendosi così imitare anche da altri furgoni.
Le alternative erano date dalla produzione della Volkswagen
con il primo Trasporter e ancora dall'Alfa con il
noto F12.
Il resto, è storia dei nostri giorni, con vere
e proprie cliniche mobili attrezzate anche per fare
piccoli interventi chirurgici.
Tratto dal sito Volontari.org
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