Il
terremoto, per la severità e la globalità
del suo impatto, è senza dubbio l'evento di origine
naturale più disastroso che caratterizzi il territorio
nazionale. L'Italia è, infatti, un paese ad elevata
sismicità, per la frequenza degli eventi che
hanno interessato il suo territorio e per l'intensità
che alcuni di essi hanno storicamente raggiunto, determinando
un rilevante impatto sociale ed economico.
Alcuni numeri consentono di delineare le dimensioni
di ciò che possiamo definire il problema sismico
in Italia: 2.500 terremoti con intensità Mercalli
maggiore del V grado hanno colpito il nostro territorio
nell'ultimo millennio, 200 dei quali distruttivi, 120.000
vittime nell'ultimo secolo (85.000 delle quali dovute
al terremoto di Reggio Calabria e di Messina del 1908),
20 terremoti con intensità superiore od uguale
al IX grado MCS dal 1900 ad oggi, un terremoto disastroso
in media ogni 4 anni, ed un danno economico, valutato
per gli ultimi venticinque anni in circa 75 miliardi
di euro (145.000 miliardi delle vecchie lire), impiegati
per il ripristino e la ricostruzione post-evento. A
ciò si devono aggiungere le conseguenze sul patrimonio
storico, artistico, monumentale - importantissimo per
un paese come l'Italia - fortemente esposto agli effetti
del terremoto.
Considerando alcuni dei più recenti e maggiori
terremoti avvenuti nel mondo, eventi di energia (magnitudo)
equivalente fra di loro hanno determinato vittime e
danni molto diversi in funzione delle caratteristiche
del patrimonio abitativo (età, tipologia edilizia,
uso), distribuzione dei centri abitati e densità
di popolazione, vie di comunicazione, presenza e dislocazione
dei centri operativi di pronto intervento, attività
produttive, industrie a rischio, etc.
In Italia il rapporto tra i danni prodotti dai terremoti
e l'energia rilasciata nel corso degli eventi è
molto più alto rispetto a quello che si verifica
normalmente in altri paesi ad elevata sismicità,
quali la California o il Giappone. Ad esempio, il terremoto
verificatosi in Umbria e nelle Marche nel 1997, ha prodotto
un quadro di danneggiamento (senza tetto: 32.000, danno
economico: 5 miliardi di Euro attualizzabili al 2002)
confrontabile con quello della California del 1989 (14.5
miliardi di $ USA):, malgrado fosse caratterizzato da
un'energia circa 30 volte inferiore. Ciò è
dovuto principalmente al fatto che il nostro patrimonio
edilizio è caratterizzato da una notevole fragilità,
a causa soprattutto della sua vetustà e cioè
delle sue caratteristiche tipologiche e costruttive
ed dello scadente stato di manutenzione.Nel nostro paese,
negli ultimi mille anni sono stati registrati numerosi
eventi sismici di media e forte intensità che
hanno causato vittime e ingenti danni. La sismicità
è concentrata soprattutto nella parte centro-meridionale
ed in alcune aree settentrionali della penisola, zone
dove il patrimonio abitativo e una parte consistente
di quello storico ed artistico, per le sue caratteristiche
costruttive e per lo stato di manutenzione, si presenta
fortemente esposto ai pericoli derivanti dal terremoto.
Le aree soggette a rischio sismico, ovvero in pericolo
per il verificarsi di movimenti tellurici più
o meno forti, sono state, sulla base della frequenza
e dell'intensità dei terremoti del passato, individuate
e classificate in tre categorie sismiche, alle quali
corrispondono livelli di pericolosità crescenti.
Complessivamente è stato classificato sismico
il 45% della superficie del territorio nazionale. Per
queste aree lo Stato ha fissato delle speciali regole
antisismiche da rispettare per le nuove costruzioni
e per l'adeguamento di quelle già esistenti.
Oggi, al fine di ridurre ancor più il rischio
sismico, si stanno predisponendo nuove iniziative e
nuovi studi mirati a sviluppare un'efficace azione di
prevenzione mettendo a frutto le esperienze già
fatte e quelle attualmente in corso.
Alla luce di quanto innanzi detto, la Campania, regione
in cui la maggioranza dei comuni è da considerarsi,
anche se in misura diversa, soggetta a rischio sismico,
è stata la prima in Italia ad approvare uno strumento
concreto di prevenzione dal rischio terremoto.
Con deliberazione della Giunta regionale n. 5447 del
7 novembre 2002, recante Aggiornamento della classificazione
sismica dei comuni della Regione Campania, è
stata varata la nuova mappa sismica della regione.
- il 24% dei comuni campani (129 comuni) è inserito
nella categoria a più alto rischio;
- il 65% (360 comuni), con Napoli e Salerno, è
collocato nella fascia intermedia;
- l'11% (62 comuni), rientra nella terza categoria,
quella caratterizzata dal più basso grado di
pericolosità
Se si vive in zone soggette a fenomeni sismici occorre
adottare alcuni comportamenti che saranno utili in
caso di emergenza e per la salvaguardia della propria
incolumità.
|
|